I roccoli e le bersanelle

Descrizione

Il paesaggio del Parco della Pineta, così come tutta la fascia collinare e pedemontana tra Piemonte e Friuli, è caratterizzato dalla presenza di opere vegetali e architettoniche peculiari: i  roccoli. Si tratta di opere costruite per l’uccellagione, ossia la caccia dei volatili, a partire dal Quattrocento, sebbene ebbero la massima diffusione tra Settecento e Ottocento.

Il nostro territorio è costellato di toponimi che richiamano il roccolo e la bersanella, quest’ultimo detto in italiano “bresciana”, consistente in alcuni caratteri specifici e originatosi tecnicamente in  Lombardia orientale.

In entrambi i casi, si tratta di luoghi in cui l’uomo ha piantumato selezionate specie arboree per “simulare” il bosco e attrarre gli uccelli di passo, anche tramite richiami, in reti appositamente stese.

Nel 1931 si censirono 1890 roccoli o uccellande in Italia, di cui 880 solo in Lombardia e 587 in Veneto, a testimoniare di come fossero tipici della regione padano-alpina.

Oggi la caccia ai volatili è proibita all’interno dei Parchi, ma è possibile ancora visitare e osservare i roccoli per comprenderne il funzionamento, preservarne il valore storico, architettonico e naturalistico, oltre che a essere buoni punti di osservazione e ascolto dell’avifauna.

 

Struttura e funzionamento

I roccoli sono stati realizzati in posizioni collinari, isolate, e prossime a zone agricole, come prati campi e ronchi. La scelta della località è dettata dall’osservazione delle correnti migratorie degli uccelli e dei punti di passo obbligati, come dossi e valichi; inoltre, nel roccolo, venivano tenuti in gabbia esemplari da richiamo utilizzati per attrarre l’avifauna di passo. La struttura principale del roccolo è costituita dal “pergolato”, ossia, uno o più filari di alberi piantumati a forma di ferro di cavallo o rettangolo aperto da un lato corto, a definire sempre un disegno preciso e riconoscibile, tale che – anche se abbandonati – essi siano tutt’oggi luoghi di evidente rilevanza paesistica. I filari sono impiantati utilizzando principalmente il carpino bianco (Carpinus betulus), specie selezionata perchè può essere facilmente gestita a siepe; la struttura lignea di questa pianta si ricopre così pienamente di foglie, che creano dei folti “muri” vegetali; inoltre, l’abbondante perdita delle foglie in autunno contrasta la crescita di altre piante a terra. Su questa siepe si installavano le reti per la cattura degli uccelli. La parte interna del pergolato veniva tenuta a prato rasato, ad eccezione di una o più piante ad alto fusto e altri arbusti tipicamente selezionati perchè produttrici di bacche attraenti: ciliegi, sorbi degli uccellatori, pruni, rose canine.

La seconda parte del roccolo è il “casello” (casell), un edificio a torretta su più piani, dove il roccolista o roccolante, poteva appostarsi, tenere gli uccelli da richiamo, soggiornare durante il periodo di caccia e tenere gli attrezzi per la periodica manutenzione che il luogo richiedeva. Il casello era anch’esso ricoperto da una folta vegetazione e orientato nella direzione opposta a quella del passo degli uccelli.

La bresciana o bersanella, pur essendo simile al roccolo, si contraddistingue per l’assenza di vegetazione d’alto fusto all’interno del pergolato, lasciata completamente a prato o a piccoli arbusti da pastura. Il casello è più basso, a un solo piano; nella siepe sono inoltre inseriti singoli e equidistanti alberi ad alto fusto, lasciati alla libera crescita.

Da ultimo vi potevano essere i “tordai”, lunghi e stretti passaggi a pergolato.

 

Utilizzo attuale

In forza alla legge n°799 del 1967 l’uccellagione tramite reti è stata vietata poichè comprometteva la sopravvivenza delle specie catturate; pertanto, la maggior parte dei roccoli fu abbandonata. A conseguenza di ciò, essi si sono reintegrati nel tessuto forestale; i carpini, non più potati, si sono sviluppati come maestosi alberi ad alto fusto; i caselli si sono ridotti a ruderi. Attualmente in Lombardia sono ancora operativi una quarantina di roccoli per il rifornimento di richiami per specie cacciabili.

Non lontano dal nostro Parco, sono invece attivi due roccoli utilizzati come osservatori ornitologici, dedicati alla cattura, l’inanellamento e il monitoraggio degli ucceli migratori, mantenendo le strutture e le tecniche tradizionali. Essi sono ad Arosio (CO) e a Costa Perla, nel Comune di Galbiate (LC).

 

I roccoli del Parco della Pineta

L’itinerario più adatto per visitare ciò che resta degli antichi roccoli è sicuramente il sentiero delle Uccellande che si snoda in una porzione di territorio boschivo e agricolo nei comuni di Veniano, Lurago Marinone e Limido Comasco. Il tracciato offre la possibilità di ammirare la bellezza delle architetture vegetali, principalmente costituite da impianti di carpino bianco. All’interno di questo percorso si incontrano:

  • Il Roccolo Carcano, in comune di Veniano, località Bosco Vallino o Monvallino: è ancora leggibile l’impianto tondo e la bresciana; permangono tracce dell’ubicazione del casello. Il luogo è stato parzialmente recuperato dall’Ente Parco, tramite l’abbassamento, la risagomazione e il completamento del pergolato.
  • Il Roccolo di Limido, in Comune di Limido Comasco: anche questa struttura è gestita dall’Ente Parco che ne cura la manutenzione. Si riconosce per l’ampia e luminosa radura nel bosco, delimitata da un doppio filare di carpini inselvatichiti.

Entrambi sono di proprietà privata ma visitabili liberamente.

Roccolo di Limido. Foto: Matteo Colaone.

Un terzo significativo roccolo aperto alle visite è quello posto a Binago, al termine di via Alcide De Gasperi, all’interno del parco del “Centro di Vita Associativa”. Vi si può osservare il dosso piantumato a carpini con doppio impianto rettangolare che si connetteva, a sud, con una bresciana. Il contesto, seppur incluso nell’area boschiva circostante, mantiene la sua leggibilità.

Nel Comune di Mozzate è inoltre possibile visitare la Bersanella, posta in località Ronco Cerè. Si raggiunge seguendo la porzione del sentiero LP / 844B che coincide con via Schina. Superando il ponte sul torrente Lambarin, affluente del Bozzente, prima della cascina Schina, vi è un sentiero sulla sinistra che conduce alla bersanella, I carpini sono disposti in un duplice filare a forma di ferro di cavallo ed è a ancora visibile il basso casello abbandonato.

Esistono altri roccoli all’interno del Parco della Pineta ma non visitabili:

  • Del Marchese, in Comune di Castelnuovo Bozzente, presso via San Martino in proprietà privata.
  • Bressanella del Montechiaro, in Comune di Tradate, in prossimità di via Cascina Bressanella, all’interno di proprietà privata.
  • All’interno della Villa Caproni di Taliedo, nel Comune di Venegono Superiore: mantiene la struttura vegetale e il casello; in proprietà privata.

Altri roccoli sono testimoniati, ma non più leggibili:

  • Roccolo Cercirolo, in Comune di Appiano Gentile: resta il casello rimaneggiato a casa rurale privata.
  • Roccolo Scalini, in Comune di Carbonate, a sud della località Bocca delle Valli; ne restano pochissimi ruderi ormai semisepolti.
  • Roccolo Zaffaroni, in Comune di Lurago, ormai inglobato nel bosco.
  • Roccolo in Comune di Oltrona di San Mamette, ormai inglobato nel bosco.
  • Roccolo in Comune di Castelnuovo Bozzente, in località Moregone, di cui resta solo il ricordo toponomastico.

 

Curiosità

Chi volesse approfondire può leggere il libro disponibile presso la sede del Parco: A. Cazzani (et al.), Conoscere e scoprire le architetture vegetali del Parco Pineta di Appiano Gentile e Tradate, Como, Edizioni New Press, 2006.

Autore

Matteo Colaone