I vigneti del territorio della Pineta

Descrizione

I terrazzamenti e i ronchi sono stati storicamente luogo di produzione viticola, fintanto che la produzione fu possibile nel nostro territorio. Il vino di Tradate era considerato eccellente tra quelli “di pianura”: l’agronomo ungherese Ludwig Mitterpacher, in un suo trattato di agricoltura del 1794 li definiva «squisiti» insieme a quelli di Magenta, Desio, Ossona, Dairago e altre località dell’Alto Milanese.

 

Le avversità

Purtroppo, a partire dalla seconda metà del XIX secolo, le piante di vite iniziarono a essere gravemente danneggiate dalla peronospora (infezione causata dal microrganismo oomiceta Plasmopara viticola, di origine americana) e l’oidio (malattia atrofica causata dal fungo Uncinula necator). Nel 1852 la Provincia di Como (che includeva anche l’attuale territorio varesotto) aveva prodotto oltre 24.000 ettolitri di vino, che scesero a soli 7.500 quattro anni più tardi.

Il colpo più tremendo giunse, dal 1879, a causa della filossera (Daktulosphaira vitifoliae), un insetto fitofago importato dal Nordamerica che provoca in breve tempo gravi danni alle radici e la conseguente morte della pianta attaccata. Ci vollero più di trent’anni per superare la crisi generata da questo parassita, ricorrendo all’innesto della vite europea su quella americana. Cionostante, la produzione vinicola nel territorio dell’attuale Parco della Pineta non riprese più, a differenza di altre zone della Lombardia.

Al 1881 risale un’ultima testimonianza della produzione di vini bianchi a Tradate:

«Tradaa sto bell paes mezz secol fa
Famos per el vin bianch, a dai scabbios
Portaa ai stell e al terz ciel in spazzacà,
Mò san pù ch’el gh’è al mond, l’è on fatt curios,
E i so scabbi insci tant allora in voga
Perchè bravi a fa andà in goga e magoga,
Sopedaa dai Sciampagn,
Hin bej e giò de scagn.

Gran vin ! Ne cert a dill sont foeu de ca
Quand pò provamel col biccer in man,
El gran primm abboccato che se dà
E assaggiator de vin in giò a Milan
El sur Pepp Crosti, lu che chi a Tradaa
El gh’ha di ronch d’on vin tant prelibaa,
Che quand a bev s’è adree,
Se diress mai: l’è assee. —»

(N.N., Guida Ballografo-umoristica de tanti sit e paes che se ved e passa via stand in tranvaj da milano a Saronn, Mozzaa e Tradaa, Tipografia Alessandro Lombardi, Milano, 1881)

Il riferimento a Giuseppe Crosti riguarda il fatto che egli fece costruire un ronco in foggia di chalet liberty in prossimità della rinomata vigna. Il vino di Tradate era detto Grimel, ed era giudicato delicato e aspro, prodotto da uve non estremamente mature, con un tenore alcolico di 8-9°. Il nome era in realtà di origine scherzosa: viene da Geminiano Grimelli, medico modenese (1802 – 1878) che aveva inventato una bevanda colorata di rosso dal sapore di vino, ma prodotta con altri ingredienti e intesa a proporsi come surrogato in quei tempi di piena crisi del settore.

Un’altro vino di nome era prodotto presso alla Baravaglia, nel Comune di Locate Varesino. Con l’abbandono della vite nobile europea, la produzione vinicola locale proseguì solo ad uso privato fino agli anni Cinquanta del Novecento da vitigni ibridi.

 

Dai ronchi al vino IGT

Ai nostri giorni i ronchi sono stati in parte convertiti ad abitazioni residenziali, a case rurali dove prosegue l’attività agricola privata o a piccole strutture ricettive. Le piccole dimensioni degli appezzamenti non permettono uno sfruttamento con mezzi moderni e economie interessanti. Alcuni ronchi sono stati purtoppo abbandonati e non sono più utilizzati.

Nell’ultimo decennio vi è stato però un rinnovato interesse nella produzione vinicola nella nostra zona. Una nuova vigna di 4500 mq è stata impiantata nel 2009 in località Madonna delle Vigne ad Abbiate Guazzone, all’intersezione tra il sentiero LP e il sentiero 526 grazie all’Amministrazione Comunale. Si tratta di vite di Merlot.

Alcuni Comuni del Parco (Tradate, Vedano Olona, Venegono Inferiore e  Venegono Superiore) ricadono nel territorio previsto dal disciplinare di produzione dei vini a Indicazione Geografica Tipica (IGT) “Ronchi Varesini”. La denominazione Ronchi Varesini IGT rappresenta oggi un’area vitivinicola in fase di rapido sviluppo e si basa principalmente sull’impianto di vitigni Barbera, Merlot, Nebbiolo e  Croatina.

Autore

Matteo Colaone