Le are agli Dei delle vigne di Gorla Maggiore

Descrizione

Nelle religioni politeiste, l’ara è quella struttura in alzato sulla quale sono compiute le offerte di incenso, resine e altri aromi, tipicamente per mezzo del fuoco. Più comunemente l’ara indica l’altari dedicato agli Dèi e – in senso più ampio – ogni monumento commemorativo o di ex-voto.n

Inizialmente e nella devozione popolare, le are potevano essere costruite sul posto tramite zolle di terreno, ma quelle antiche, di età gallo-romana e romana, sopravvissute fino a noi, sono in pietra. Per la loro funzione, la parola va connessa con areo, “ardo, brucio” oppure col greco ἀείρω “innalzo”; quindi essa indicherebbe un luogo elevato.

Nel nostro territorio sono numerosi i ritrovamenti di are sacre votive o dedicatorie che riportano iscrizioni. Due di queste provengono dal territorio di Gorla Maggiore, all’interno di quello che oggi è il PLIS del Bosco del Rugareto e vennero innalzate l’una a Giove e l’altra a  Diana.

 

Antichi segni della religiosità popolare

Le iscrizioni sulle are ci forniscono importanti indicazioni sul sentire religioso delle nostre popolazioni, che spesso si manifestava attraverso interpretazioni specifiche e locali del culto ufficiale. Il voto o la dedica si configura sempre come un’offerta fatta alla divinità per rendere grazie di un particolare beneficio o favore riscontrato nella vita di colui che volle porre l’ara. Spesso è l’ara stessa ad essere l’offerta, considerando come, al tempo più di oggi, fosse un sacrificio importante procurarsi una pietra di corrette dimensioni, lavorarla, iscriverla e posizionarla.

Come in tutte le religioni tradizionali, il rapporto tra uomo e divinità non è di gratuità nè limitato unicamente alla sfera della fede, bensì  improntato alla logica del do ut des, del commercio giusto ed equilibrato con la controparte. La dedica e la donazione sono quindi, nella mentalità antica, un legittimo commercio col Dio, il quale diviene giuridicamente proprietario di quanto offerto. Ne consegue che l’offertente debba disporre della piena proprietà di ciò che offre.

 

L’ara a Diana

Dopo il Lazio, la Cisalpina è stata la regione di maggiore diffusione del culto di Diana, dato che probabilmente testimonia la sua interpretazione di divinità molto simili proprie delle etnie celtiche indigene. Diana è la signora delle selve e la protettrice degli animali selvatici, per cui fu pregata per la buona riuscita della caccia. E’ inoltre la custode delle fonti e dei torrenti, protettrice delle donne e dispensatrice della sovranità.

Un’ara dedicata a Diana venne riscoperta nel 1930 in una vigna sita in quella che oggi è la porzione settentrionale del Comune di Gorla Maggiore. Poichè in quella data, il paese era unito nel Comune di Gorla Minore, molti testi ancora riportano questo Comune come luogo del ritrovamento. Si è annotato che fosse conosciuta dalla popolazione locale da tempo immemorabile.

La struttura è in serizzo, alta poco più di 80 cm, con un ripiano che accoglieva il piattino ove si bruciavano le offerte.

L’iscrizione riporta:

DEANAE SAC(RUM)
PRO SALUTE
EVNI MIAECI
RIVASIA FILIA R
URE NERVII FECI IST
UD RESTITUI

Essa indica che Rivasia abbia donato l’ara a Diana come ringraziamento per uno scampato pericolo ottenuto dal padre Mieco. Incerta è l’interpretaione di (r?)ure nervii che compare nella quarta riga: potrebbe indicare “nella campagna dei Nervi”, ad indicare la collocazione originale dell’ara nella proprietà di una famiglia o di un gruppo etnico che portava questo nome (confrontabile con Nerviano?).

Attualmente l’ara è visibile nel Museo civico Guido Sutermeister di Legnano.

 

L’ara a Giove

La seconda area venne ritrovata nel 1988 Ottanta durante i lavori di restauro della Chiesa dei SS. Vitale e Valeria. Era stata reimpiegata come materiale di costruzione della chiesa stessa e, contestualmente, dimezzata in profondità per adattarne le dimensioni al nuovo uso.

L’iscrizione riportava:

I(OVI) O(PTIMO) M(AXIMUS)
DISQUE
CURATORIBUS
MESTRIUS VERUS
DEDID VOTO

Si tratta, pertanto, di un voto rivolto a Giove e agli Dei Curatori da parte di Mestrius Verus per aver ricevuto un qualche beneficio. Gli Dei Curatori sono le divinità preposte a una specifica proprietà o aspetto della vita di un uomo: si tratta quindi di una forma di culto privato.

Purtroppo l’ara, installata dopo il resturo nel giardino della chiesa, è stata trafugata. Resta la documentazione fotografica.

Presso la località è stata impiantata la Vigna del Colle di San Vitale che si ragginge tramite il sentiero rosa del PLIS del Rugareto.

 

Autore

Matteo Colaone