Percorso dei fontanili

Nome sentiero

Percorso dei fontanili

Descrizione

Il percorso tematico “dei fontanili” è composto da 6 itinerari che si estendono per l’ampia fascia boschiva del medio corso del Fiume Olona, anticamente denominata “della Cerrina”, attraversata dal Torrente Bozzente e dai due torrenti “fontanili” Tradate e Cavo Gradaluso. Ciascun itinerario è contraddistinto sulla carta da un colore.

I sentieri tracciati nel Percorso dei Fontanili prendono in considerazione l’estensione territoriale in passato conosciuta come Cerrina, il cui nome trae origine da una specie di quercia autoctona un tempo facilmente riscontrabile nei nostri boschi: il Cerro (Quercus Cerris).

A riscontro di analisi ed osservazioni pedologiche del terreno, il suolo risulta prevalentemente composto da materiale grossolano quale sassi e ciottoli di varia pezzatura, frutto del deposito di detriti trasportati durante lo scioglimento delle ultime glaciazioni (glaciazione di Wurm, avvenuta circa 20.000 anni fa). Tale azione di deposito ha così contribuito a formare una zona di terrazzamento, nella quale prevale una certa acidità ed impermeabilità del suolo, con conseguente scarsa fertilità del terreno; le caratteristiche geomorfologiche, insieme alle condizioni climatiche, hanno fatto in modo che il nostro ambiente naturale e boschivo si evolvesse verso un ecosistema di brughiera alberata, anche se come vedremo successivamente la pressione antropica, vale a dire la presenza umana e i suoi insediamenti, ha notevolmente influenzato l’aspetto naturale del nostro territorio.

L’associazione vegetale potenziale ed ottimale dovrebbe essere costituita dal Querco-Carpineto, vale a dire dalla Farnia (Quercus Robur) e dal Carpino bianco (Carpinus betulus), insieme ad altre essenze arboree autoctone che un tempo costituivano il patrimonio forestale dell’antica foresta planiziale padana.

Fusto, foglie e frutti
Quercia farnia

Il bosco e i suoi alberi ricoprono funzioni estremamente importanti, che possiamo riassumere in un’azione biofisica intesa come protezione e costituzione del suolo, ossigenazione dell’aria e regolazione del clima, senza per nulla trascurare una funzione sociale, la quale – nel nostro contesto territoriale – ricopre un ruolo che certamente non può essere dimenticato ed ignorato.

D’altro canto la costante opera umana di disboscamento e d’insediamento ha modificato in maniera rilevante il territorio del Medio Olona, e ora ci troviamo di fronte a boschi misti di latifoglie, nei quali – oltre alla presenza di essenze arboree autoctone – stanno sempre più affermandosi essenze arboree alloctone (cioè non originarie del luogo), che nulla hanno a che fare con la nostra flora e che creano seri e gravi problemi di degrado all’evoluzione naturale dei boschi, in quanto fortemente infestanti e senza competitori naturali che possano frenare la loro crescita.

Nella parte esterna dei boschi, cioè quella che corre lungo i sentieri del percorso dei fontanili, è purtroppo presente più che altrove il ciliegio tardivo (Prunus serotina), pericoloso infestante che con la sua rapida crescita (oltre un metro all’anno!) soffoca e sottrae luce alle altre specie vegetali del bosco; sempre nelle zone più aperte ed esposte al sole è da prendere in considerazione la presenza di un’altra specie alloctona: la robinia (Robinia pseudoacacia), che pare sia arrivata in Europa dal Nord America nel lontano 1600 e piantumata per rispondere alla forte e notevole esigenza di legname e legna da ardere dei secoli scorsi. La robinia, a differenza del ciliegio tardivo presente per lo più come piccolo albero, arriva ad assumere la sembianza di un vero e proprio albero con un’altezza di decine di metri. Dove non arrivano il ciliegio tardivo e la robinia, vi è da rilevare – anche se in numero decisamente inferiore – la presenza dell’ailanto (Ailanthus altissima), di origine asiatica.

All’interno dei boschi le specie arboree autoctone più pregiate riescono a vivere e crescere, anche se per le giovani piante esiste il problema di soffocamento precedentemente esposto; tra questi alberi ricoprono certamente un ruolo di primaria importanza botanica le genericamente chiamate querce, vale a dire: la già citata farnia (Quercus robur), il rovere (Quercus petraea) il cerro (Quercus cerris) e la roverella (Quercus pubescens). Quest’ultima ha dimensioni più ridotte rispetto alle altre querce e predilige terreni calcarei ed asciutti, è quindi presente in numero non certo rilevante. Per quanto concerne le specie di querce alloctone, vi è da notare certamente la quercia rossa (Quercus rubra) di provenienza nord americana, la cui concentrazione é particolarmente intensa e significativa nei boschi di Marnate e Gorla. Inoltre, per quanto riguarda l’identificazione ed il riconoscimento delle querce, c’è da notare la non semplicità nell’effettuare tale operazione, in quanto tra esse vi è la tendenza ad ibridarsi tra loro e a formare popolazioni ibride, quindi per una corretta interpretazione dell’albero e del suo riconoscimento occorre osservare attentamente, oltre al suo portamento e alla corteccia, un ramo con le sue foglie e ghiande, avvalendosi di un buon manuale di botanica con chiavi di lettura.

Altra presenza arborea significativa è costituita dalla famiglia delle Betulaceae. Anche se in numero non certo notevole, si può segnalare la presenza di carpino bianco (Carpinus betulus), betulla (Betula pendula) e ontano nero (Alnus glutinosa); quest’ultimo però solo in presenza di suoli alluvionali umidi e vicini a corsi d’acqua.

Per quanto concerne gli arbusti non possiamo dimenticare di segnalare oltre al nocciolo (Corylus avellana), caratterizzato da una fitta massa di lunghi rami arcuati che partono dal suolo, il biancospino (Crataegus monogyna) – facilmente riconoscibile anche nella stagione invernale grazie ai suoi caratteristici aculei – e poi il corniolo (Cornus mas), il sanguinello (Cornus sanguinea) , il ligustro (Ligustrum vulgare), il sambuco (Sambucus nigra), l’evonimo (Euonymus europaeus) conosciuto anche come fusaggine o “berretta da prete”, e per finire il “nostro” ciliegio a grappoli, ossia il pado (Prunus padus), che a differenza di quello esotico é presente purtroppo in numero inferiore. L’elencazione delle piante arboree ed arbustive, per non parlare delle specie erbacee presenti nel territorio, non è certo conclusa ed altro ancora ci sarebbe da dire, ma poi il tutto rischierebbe di essere una sistematica nota con annesso elenco; quello che invece ci preme segnalare è il fatto che, anche nei nostri boschi della Valle Olona – a volte a torto bistrattati – esistono, seppur in forma ristretta e ridotta (nicchie ecologiche) degli aspetti e valori di biodiversità che occorre preservare e difendere per poter garantire a noi e alle generazioni future una qualità di vita migliore e più rispettosa di quello che cista intorno: il nostro ecosistema.

 

Percorso VERDE (6 km)

Interesse: naturalistico.

Bacheche: nei pressi del campo sportivo e della Chiesa Parrocchiale di Nizzolina, frazione di Marnate.

Il percorso verde si sviluppa su due anelli nel territorio di Marnate, lungo carrarecce, sentieri e un breve tratto di strada asfaltata, sempre immersi nel bosco.

Marnate conta ca. 5750 abitanti su una superficie di 4,81 chilometri quadrati. L’altitudine media è di 227 metri s.l.m.

L’origine del toponimo “Marnate” ha diverse interpretazioni. La tesi più accreditata farebbe derivare il nome da “marna”, un calcare argilloso che veniva usato per correggere i terreni aridi e aumentarne la produttività. Probabilmente in questa zona sarà stato usato molto calcare, di conseguenza si arrivò al nome di Marnate, cioè terreno corretto con marna.

Il percorso scelto interessa anche la frazione di Nizzolina, attraversabile a piedi o in bicicletta: è un tratto breve e piacevole.

Si pensa che dove sorse il vecchio nucleo di Nizzolina fossero diffusi gli alberi di nocciolo, infatti nella forma dialettale “nocciola” è detta “Niscioa”, perciò dal diminutivo nocciolina abbiamo “Nisciuina”, ossia Nizzolina.

Una visita a parte merita la vecchia chiesa di Santa Maria in Piazza detta anche “Chiesa Madonna”, situata nell’attuale Piazza IV Novembre. In origine probabilmente faceva parte delle opere difensive a protezione del porto fluviale dell’Olona, allora navigabile. Successivamente trasformata in luogo di culto, si ritiene che essa sia stata la prima chiesa di Marnate. All’interno viene conservato un affresco del 1200 raffigurante la Madonna con Bambino. Sul campanile è installato un antico orologio a contrappesi con una sfera sola.

Segnaliamo, nelle immediate vicinanze, anche la chiesa del Lazzaretto, dedicata a San Rocco, che venne costruita a ricordo del luogo dove venivano isolati i malati di peste. Da non dimenticare, infine, la chiesa di Sant’Ilario , la cui attuale forma risale all’inizio del secolo XX, con il singolare campanile che svetta al centro della facciata, particolare raro nella costruzione delle chiese.

 

Percorso VIOLA (9 km)

Interesse: naturalistico.

Bacheche: nei pressi della villa Rusconi.

Il percorso viola inizia da Villa Rusconi e si sviluppa nel territorio di Rescaldina, lungo comode carrarecce che costeggiano per lunghi tratti il torrente Bozzente.

Rescaldina ha una popolazione di ca. 11800 abitanti e si estende su una superficie di 8.18 chilometri quadrati, a un’altitudine media di 233 metri s.l.m., nella fascia pedemontana dell’alto milanese. Sul suo territorio sono situate numerose industrie ed attività commerciali che hanno favorito, soprattutto negli anni Sessanta, un forte sviluppo economico. L’origine del nome di Rescalda (di cui Rescaldina è un diminutivo) si ritiene che derivi dal latino “robur”, cioè rovere, e dal longobardo “scalta”, cioè macchia di alberi; quindi il significato del toponimo sarebbe “bosco di roveri”.

Il nostro itinerario si sviluppa nella frazione di Rescalda, un’interessante ed attraente località dove ancora enorme è la fascia boschiva. Il Torrente Bozzente è il protagonista del percorso, perché riesce ad accompagnarci per un lungo tratto. Il corso d’acqua era un tempo spostato più a est, dove raccoglieva i ruscelli che si formavano nei boschi di Appiano Gentile per toccare poi Cislago, Gerenzano ed Uboldo. Successivamente, dopo alcune disastrose inondazioni in Cislago, il Bozzente fu deviato dal suo antico letto nel Cavo Borromeo, che è tuttora l’attuale corso.

Esempio di antica edilizia rurale è la Cascina Pagana, che costituisce il motivo di maggior interesse del percorso; l’annessa chiesetta di San Giuseppe fu costruita nel 1700 ca. dalle famiglie Raimondi e Guzzetti. L’edificio è in buone condizioni: ha una facciata semplice e lineare interrotta solamente da due finestre nella parte inferiore, al centro delle quali vi è il portone di ingresso, mentre la parte superiore è scandita da una vetrata quadrangolare e da due finte finestre contenenti, in passato, due statue. L’interno è costituito da un’unica navata a forma di aula lunga 7,20 metri, larga 7,40 metri ed alta 7,50 metri. L’abside, rialzata di un gradino rispetto alla navata, è lunga 3 metri, larga 5,50 metri ed alta 7,20 metri. L’ intervento della Sovrintendenza ha consentito il rifacimento della copertura della cappella e della sacrestia, che ha riportato il bene al suo antico splendore. Durante la primavera, esattamente nel giorno di San Giuseppe, l’edificio viene aperto al pubblico.

 

Percorso ROSSO (9 km)

Interesse: naturalistico, storico e artistico.

Bacheche: P.zza E. Toti, Cascina Visconta, Santuario S. Maria.

Il percorso rosso è tracciato nel territorio di Cislago e comprende la visita del centro del paese, dove si può osservare il Castello.

Cislago conta ca. 8000 abitanti, si estende su una superficie di 10,92 chilometri quadrati e ha un’altitudine media di 237 m s.l.m.

L’ itinerario può anche iniziare dalla Stazione delle Ferrovie Nord che, durante le giornate festive, effettua un servizio anche per i cicloturisti.

L’attraversamento della Strada Statale ci conduce nei pressi del Castello dei Conti di Castelbarco. L’origine della rocca risale ai primordi dell’età carolingia. Lo stato attuale risale al 1620, quando furono condotti importanti lavori di restauro per opera del Marchese Cesare Visconti. il quale trasformò il castello da rocca militare in residenza di campagna.

L’edificio è una massiccia costruzione a pianta rettangolare, con due imponenti torri sulla facciata chiusa e con merlatura ghibellina. Di fronte al lato principale vi è un esteso parco, una volta del castello, poi diventato giardino pubblico.

Nelle immediate vicinanze troviamo la chiesetta dedicata alla Vergine Maria Annunziata: durante il Medioevo era questo un luogo di culto ad uso esclusivo dei Signori, che stipendiavano un cappellano per celebrarvi il S. Sacrificio. La chiesetta era posta su un rialzo del terreno, lambito dalle acque del Torrente Bozzente, che passava proprio dietro la cappella maggiore, rendendola planimetricamente ancor più collegata al castello. L’edificio risale alla fine del Trecento; si presenta come un oratorio tardo gotico ad aula, terminante con un abside rettangolare, con finestre ogivali ed archetti trilobi.

Proseguendo per il nostro itinerario incontriamo la Chiesa della Nostra Signora del Sacro Cuore, costruita agli inizi del secolo XX per iniziativa degli abitanti della vicina Cascina Visconta. Apporto determinate arrivò poi dai Conti Castelbarco, che donarono il terreno su cui fu edificato l’Oratorio. La chiesa risulta lunga 18,60 m, larga 8,25 m ed alta 11,20 m.

Subito dopo incontriamo la Cascina Visconta, esempio lombardo di dimora a corte pluriaziendale, caratterizzata da una produzione agricola svariata e destinata al fabbisogno delle poche famiglie che vi abitavano. Attualmente l’edificio versa in condizioni preoccupanti e, nonostante la bellezza della posizione e del territorio, non intravediamo segnali di rilancio.

Da ultimo, ma non per importanza, abbiamo la possibilità di visitare la chiesa di S. Maria in Campagna, attualmente detta della “Madonna della Neve”. La sua posizione periferica sembra riconducibile all’usanza medioevale di non accogliere direttamente i forestieri per evitare contagi e malattie, soprattutto peste e colera; il carattere isolato espresso dalle mura che circondano l’edificio, la presenza di un pozzo per l’acqua, la prossimità del cimitero dei morti per contagio e i ripetuti affreschi delle figure di S. Sebastiano e S. Rocco sembrano avvalorare questa ipotesi. La chiesa nella sua struttura attuale risale al XV secolo e all’interno troviamo affreschi attribuiti a Gian Giacomo Lampugnani e ai Fiarimenghini (possibilità di visita guidata chiedendo alla Pro Loco tel. 02.96382607).

 

Percorso ARANCIO (5 km)

Interesse: storico e naturalistico.

Bacheche: Santuario Madonna dell’Albero e nelle vicinanze del circolo ippico in Via Manzoni.

Il percorso arancione interessa particolarmente il territorio di Gorla Minore, attraversabile su carrarecce e sentieri sia a piedi che in bicicletta.

Il Comune di Gorla Minore ha ca. 6400 abitanti e si sviluppa su una superficie di 7,72 km quadrati ad un’altitudine media di 237 m s.l.m.

L’elemento più caratteristico che incontriamo sul nostro tracciato è senza dubbio il Santuario della Madonna dell’Albero nella frazione di Prospiano. Si pensa che la chiesetta campestre già esistesse nel XV secolo e che fosse stata costruita, come la piccola Baraggiola, da qualche ricco proprietario terriero. Si racconta che il 10 luglio 1854 d’improvviso scoppiò un furioso temporale e la gente che lavorava nei campi vicini trovò riparo proprio sotto l’entrata del santuario. Un fulmine si abbatté sul gruppo di contadini che, atterriti, si rivolsero alla Madonna, la quale accolse la loro preghiera e li salvò. La ricorrenza di tale miracolo assumerà, nel linguaggio popolare, la denominazione di “festa daa scaja”, cioè del fulmine.

Fuori percorso, ma meritevole di una breve visita, citiamo la Villa Durini già “Casa Magna”. L’immobile fu costruito nel XVI secolo da una nobile famiglia milanese, i Magni appunto, quale dimora di campagna nella “ridente ed amena Valle Olona”. La proprietà passò successivamente ai Terzaghi e poi ai Durini i quali, infine, nel 1956 cedettero la villa e lo splendido parco al Comune di Gorla Minore.

 

Percorso ROSA (8 km)

Interesse: naturalistico, paesaggistico, storico e artistico.

Bacheche: S. Vitale; vicinanze Cappella Baraggiola.

Il percorso rosa si sviluppa nel territorio di Gorla Maggiore, con una leggera deviazione verso la Cascina Cipollina in Carbonate, e misura circa 8,5 km. Sviluppato su comode carrarecce e tra boschi di essenze introdotte miste a querce, il percorso ha i punti estremi nella cappella della “Baraggiola” e nell’antica chiesa di “San Vitale”.

Gorla Maggiore ha circa 4.750 abitanti e si estende su una superficie di 5,34 km quadrati; l’altitudine media è di 258 m s.l.m.

Subito dopo la partenza, il sentiero ci conduce verso la cappella della Baraggiola, vicinissima al confine con Gorla Minore, ed ormai pericolante. Riteniamo che la cappella sia stata costruita unicamente per favorire la bonifica dei territori della zona: il termine indicava nell’Alto Medioevo una parte di terra incolta o non bonificata. La costruzione è un piccolo oratorio campestre molto semplice, con forma parallelepipeda e con il portale ad arco. Gli affreschi interni sono stati quasi tutti trasferiti e la chiesetta è nel più completo abbandono.

Proseguendo, nei pressi della Cascina Cipollina, incontriamo il Fontanile di Tradate chiamato anche Rabaù (rabbia). Il torrente nasce nei pressi di Castelnuovo Bozzente (CO) e sembra che avesse anche delle diramazioni verso il fiume Olona. Il corso d’acqua fu molto pericoloso e durante alcune piene riuscì ad interrompere l’attività di alcuni mulini sul fiume Olona. Distrusse anche la Cascina Cipollina (1761) che venne poi ricostruita un po’ più lontano. Tutte queste alluvioni costrinsero l’Ente Tre Torrenti (gli altri due erano il Bozzente e il Gradaluso) ad apporre delle modifiche al corso consentendo lo spaiamento del Fontanile, nei momenti di maggiore pressione, verso i boschi Ramascioni. Da allora il torrente diminuì la sua rabbia e successivamente l’Ente Tre Torrenti fu sciolto.

Giunti alla conclusione del nostro itinerario incontriamo la stupenda chiesa di San Vitale e Santa Valeria. Il momento ideale per una sua visita è verso il tramonto, quando il sole illumina completamente la facciata. L’edificio si trova sul ciglio della valle; è semplice ed essenziale e sprigiona un’atmosfera incantevole. La costruzione, la cui attuale forma è del 1600 circa, risale sin ai tempi romani.

 

Percorso AZZURRO (7 km)

Tracciato che integra i percorsi di Marnate, Rescaldina, Cislago e Gorla Maggiore. Per diversi tratti si trova su strada asfaltata.

 

Percorso dei Fontanili

 

Lunghezza

5 - 9 km

Difficoltà

Turistico - Escurionistico